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C’era una volta l’etichetta

Nuove strategie di comunicazione della qualità dei prodotti

C’era una volta l’etichetta

L’etichetta secondo (Art. 1 Reg. 1169/2011) è qualunque marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che accompagna tale imballaggio o contenitore.

Un tempo bastava girare il prodotto alimentare che si era intenzionati ad acquistare e notare che ci fosse quel rettangolino di carta incollato, a dar sicurezza anche al più pignolo dei consumatori medi. Oggi questa situazione rimane un ricordo lontano, che, col tempo potremmo narrare alle generazioni future, magari ironizzando sulla semplicità  con la quale si procedeva negli acquisti.

Dal mondo della ricerca e della tecnologia, infatti, abbiamo soluzioni precise e puntuali che danno al consumatore informazioni sul cibo che portano in tavola, e ai produttori e distributori di avere un presidio migliore sui prodotti che trattano. Sono in via di definizione sistemi di tracciabilità  degli alimenti che consentono ai produttori di raccontare tutte le caratteristiche organolettiche e di lavorazione dei loro prodotti, e ai consumatori di poter ricevere tutte le informazioni legate sia all’origine e alla provenienza degli alimenti che ai valori e alle loro caratteristiche nutrizionali.

Benvenuti nel mondo delle “Etichette Intelligenti”
RFId, QR-Code, Biosensori saranno termini che suoneranno sempre più familiari, e assoceremo alla qualità del prodotto; per i produttori, invece, questi termini, rappresenteranno valore aggiunto all’offerta. Sono applicabili a diversi settori e consentono di ottenere informazioni istantanee su un prodotto

RFId

RFId (Radio Frequency Identification) sono minuscoli chip che contengono informazioni RFID-labelrelative al prodotto per il supporto della supply chain globale. Sono alimentate e comunicano con l’etichetta tramite radiofrequenze emesse a piccola e media distanza da appositi lettori che generano il campo elettromagnetico— un’identificazione univoca del prodotto rendendo potenzialmente condivisibile questa conoscenza a tutti gli attori della filiera, consumatori inclusi.

Un esempio di etichettatura intelligente basata sulla tecnologia RFId applicata al settore alimentare è l’etichetta cromo-termica, in grado di registrare tutta la storia termica di un prodotto in modo facile e leggibile a occhio nudo. Consente di capire immediatamente, dalla confezione, se un prodotto che deve restare lungo tutta la filiera dal confezionamento al produttore a 4°C, è stato esposto a temperature più elevate, e per quanto tempo, e se può quindi rappresentare un pericolo per la sicurezza.

Nello specifico, una etichetta cromo-termica è una pellicola di silice porosa sulla quale viene posto un pigmento appositamente studiato e programmato in modo da essere incolore a 4°C. Il pigmento resta tale se la temperatura (per esempio di uno yogurt, di un formaggio, di una confezione di latte, di un succo di frutta) resta stabile; se invece la temperatura sale fino a 9°C per 30 minuti, il pigmento assume una colorazione azzurrina; se, infine, sale ulteriormente, per esempio a temperatura ambiente, per 3 o più ore, la colorazione diventa blu scura. Tutti i cambiamenti sono irreversibili, e questo permette, a produttori, venditori e consumatori, di avere sempre una traccia di eventuali incidenti, e di verificare sempre la storia di ogni singola confezione.

I principi di funzionamento variano in base alle esigenze produttive. Alcune, finalizzate all’identificazione del prodotto scaduto, modificano il proprio colore sulla base del livello di ammoniaca sviluppato dal cibo con l’invecchiamento

 Tecnologia QR-Code (Quick Response o meglio “risposta rapida”)

qr-code-m2q

Prova ad inquadrare con il tuo smartphone il nostro QR Code e scopri come funziona…

E un codice a barre bidimensionale, ossia a matrice, composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema di forma quadrata che verrà  applicato sulle etichette dei prodotti. Inquadrato con un semplice smartphone, consentirà  a chiunque nel mondo, di avere notizie sul prodotto ma soprattutto di vedere il territorio dal quale proviene, conoscendone la storia, le tradizioni e la cultura.

In un solo crittogramma sono contenuti 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici. Genericamente il formato matriciale è di 29×29 quadratini.

Utilizzato come sistema di info identificazione consentirà , ad esempio, ai consumatori della mozzarella di bufala campana Dop di ricevere tutta una serie di informazioni legate alla tracciabilità  del prodotto che stanno acquistando come, ad esempio il luogo e le modalità  di produzione.

Biosensori

biosensoriPer biosensori si intendono strumenti di misura che utilizzano molecole di natura biologica, come anticorpi o enzimi, capaci di entrate in contatto con una determinata sostanza, per esempio una tossina, e che reagiscono subendo delle modificazioni che vengono poi “tradotte” in un impulso o segnale elettrico quantificabile.
I sensori biologici applicati al cibo, sono indicatori del deterioramento del prodotto (micotossine, sostanze naturali prodotte da alcune muffe, pericolose per la salute umana) e possono essere validi strumenti per i controlli sulla freschezza degli alimenti, per verificare la presenza di tossine o agenti patogeni, o per verificare che i prodotti agroalimentari siano provvisti di tutte le caratteristiche di qualità .
Possono essere utili in fase di controllo e monitoraggio di processo andando a evidenziare la presenza, ad esempio, di ossidasi e deidrogenasi per la rivelazione di zuccheri, aminoacidi, alcoli, composti fenolici, o colinesterasi per il riconoscimento mediante inibizione di pesticidi e metalli pesanti.

 

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